Motivi e grottesche nel sotto gronda, trompe l’oeil e berceau negli interni

Motivi e grottesche nel sotto gronda,
trompe l’oeil e berceau negli interni: così il Liberty a Barga.
Foto e studi in mostra alla Fondazione Ricci, grazie alle famiglie che hanno aperto le porte delle loro case
per documentare tutta questa bellezza

Ingresso libero

Barga, 8 settembre 2021- La bellezza del Liberty nei sotto gronda e negli interni della Nuova Barga. Nella mostra “La nuova Barga: architettura e arti decorative tra liberty e stile eclettico (1900-1935)”, organizzata dalla Fondazione Ricci ETS e aperta a ingresso libero nella sede della Fondazione in via Roma 20 a Barga (LU), sono esposte fotografie e studi relativi alle decorazioni dei sotto gronda di ville, villine e palazzi barghigiani i cui proprietari hanno aperto le porte allo studio perché questa bellezza non vada perduta ma anzi sia conosciuta e valorizzata.

“La mostra si propone di far conoscere, oltre alle tipologie dei villini e delle ville, lo stile decorativo del tempo – spiega Cristiana Ricci, architetto e presidente della Fondazione Ricci ETS -. Proprio le arti decorative furono il campo dove il Liberty, non solo a Barga, raggiunse esiti spesso di alta qualità. Esternamente, villini, ville e palazzine sono dipinti con tinte policrome, ma nella maggior parte dei casi la parte terminale del fabbricato presenta decorazioni pittoriche nel sotto gronda impreziosite da dipinti con temi di natura floreale o con disegni di elementi classicheggianti che richiamano le grottesche e raffaellesche rinascimentali, ma più spesso si tratta di girali classiche, foglie di acanto e ovoli, che s’inseriscono tra le aperture e i cornicioni. In pochi casi invece le decorazioni del sotto gronda sono realizzate con l’antica tecnica del graffito. Dovettero risultare al tempo questi decori ‘nuovi’ e appariscenti se le villette furono definite da Baldacci ‘imponenti e civettuole’. Tra gli artisti che hanno realizzato gli ornamenti esterni è stata accertata la mano dell’artista barghigiano Bruno Cordati, ma non mancano anche tracce di decoratori della scuola fiorentina e pittori locali; per le ceramiche sono presenti le maioliche dell’importante fabbrica di Galileo Chini, appositamente commissionate e montate da maestranze locali. La parte forse più appariscente della mostra è proprio riservata alla valorizzazione fotografica degli interni dei villini e delle loro decorazioni parietali attraverso le belle e suggestive fotografie di Caterina Salvi”.

“Un sentito ringraziamento – precisa Ricci - va a tutti i proprietari che ci hanno gentilmente aperto le loro dimore offrendoci uno spaccato importante, ma soprattutto inedito, di questo particolare periodo artistico. Oltre a decorazioni a ‘grottesche’ che richiamano la tradizione antica della pittura romana o alle scene miniaturistiche di paesaggio che si rifanno al mito dell’Arcadia, un pensiero costante nella cultura italiana perché è il racconto di una terra mitica, fonte di pace e serenità, che in questo caso si trasforma piuttosto in un simbolo, in un luogo dell’anima, in cui l’uomo vive in perfetta armonia con la Natura ritrovata che assurge in questo caso al valore di Patria ritrovata, troviamo finte architetture e trompe l’oeil con sfondamenti prospettici su cieli aperti attraverso berceau. Decorazioni che approdano poi, negli anni Venti del Novecento, ad arrivare alle più svariate soluzioni decorative dello stile floreale degne di William Morris e anche, con l’evolversi dei tempi, dei migliori esempi dell’ Art Déco”.

Chi erano i decoratori di Barga? “Tra la fine del secolo XVIII e poi nel XIX sempre più negli antichi palazzi di Barga si vogliono pareti e soffitti dipinti e per tali commissioni si ricercano pittori decoratori che vengono anche da lontano, come per abbellire il nuovo teatro dell’Accademia dei Differenti, nel 1795 viene da Reggio Emilia tra noi il noto Francesco Fontanesi (1751-1795). Gli artisti però sono anche in loco. Nella seconda metà del secolo XIX è attivo il pittore Luigi Bertagna che decora soffitti con scene mitologiche, ritratti di personaggi, ecc. – approfondisce Pier Giuliano Cecchi, vice direttore dell’Istituto storico lucchese sezione di Barga e co-organizzatore della mostra insieme alla direttrice Sara Moscardini -. Poi ecco che agli inizi del secolo XX, nel piano che sta in fronte al Centro Storico, prende avvio “La Nuova Barga” dei villini degli emigranti e, come per gli artigiani del ferro battuto, crescerà anche la richiesta degli imbianchini pittori. Una crescita supportata sempre dalla Scuola di Disegno della Fratellanza Artigiana che nata l’anno 1888, insegnava la tecnica per attuare quelle paurose maschere da porre esternamente su villini quali ‘scaccia guai’ o altre figurazioni allegoriche, mentre per gli interni le classiche grottesche da disegnare nei soffitti s’insegnava di ammorbidirle con dolci figure: amorini e paffuti bimbi tra rose, scene d’amore tra ortensie e paesaggi, tecniche che a volte sfociavano anche nei trompe-l'oeil.

L’imbianchino-pittore provvisto di una tale maestria è consigliato ai committenti dalle ditte edili chiamate per realizzare i nuovi villini, i quali usavano colori prodotti in certe botteghe di Barga. Per decorare i villini però non si usava solo la pittura ma anche il gesso e la creta modellati, molto spesso, dagli stessi committenti emigranti che avevano imparato l’arte nelle loro campagne all’estero alle “figure”.

Di questi artigiani-artisti, detti pittori a muro, ne facciamo qualche nome tratto dall’Annuario Bargeo del 1886: Leopoldo Gonnella, Enrico Catignani, Alessandro Tonini. Cui si aggiungerà negli anni del Novecento: Bruno Cordati, Michele Tonini figlio di Alessandro, Gino Sacconi, Antonio Da Prato (Tonino pittore). Della loro qualità basti pensare a Bruno Cordati, oggi celebrato pittore oppure in cosa si scrisse nel necrologio di Alessandro Tonini (1932): ‘Fu decoratore geniale e apprezzato e più di una generazione si è valsa dell’opera sua intelligente.’ Mentre suo figlio Michele Tonini, sempre in quel 1932, fu chiamato a Lucca a decorare la sede dei Bersaglieri”.

Sono ben 113 gli edifici documentati negli esterni e negli interni e con la ricostruzione delle storie delle famiglie che li hanno abitati. La mostra è organizzata dalla Fondazione Ricci ETS e dall’Istituto storico lucchese sezione di Barga, con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Barga, dell’associazione Italia Liberty, con la collaborazione della Fondazione Paolo Cresci e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca; è stata selezionata tra gli eventi promossi all’interno della Festival Art Nouveau Week (www.italialiberty.it/category/mostre), la settimana internazionale dedicata all’art nouveau promossa in Italia dall’associazione Italia Liberty con il patrocinio di MiC Ministero della Cultura, Enit, Council of Europe e Fondazione Italia Patria della Bellezza.

L’esposizione è aperta giovedì e venerdì ore 16-19, sabato e domenica ore 10-12 e 16-19 a ingresso libero con green pass.

Sabato 11 settembre 2021 alle 16 nel giardino della Fondazione Ricci ETS, si terrà la presentazione del libro di Sara Moscardini e Pietro Paolo Angelini “Caro alle Muse e caro al mio cuore. Alfredo Caselli nel centenario della morte”, a cura degli stessi autori, un’occasione in più per visitare la sede della Fondazione.

Info: Fondazione Ricci ETS, 0583724357, fondricci@iol.it, www.fondazionericci.info, Facebook “Fondazione Ricci ETS”, Instagram “fondazione_ricci_barga”.

Estratto da www.lavocedilucca.it/post.asp?id=88340
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