Il premio Atreju alla lucchese Beatrice Venezi

Il premio Atreju a Beatrice Venezi. Scandalizzò Sanremo dicendo: «Sono direttore d’orchestra, non direttrice»

La meritocrazia, la cultura, la necessità di contaminare. E, naturalmente, la questione della disparità di trattamento tra uomo e donna nel mondo del lavoro, che però non si risolve e non si può risolvere con le quote rosa. Il premio Atreju assegnato a Beatrice Venezi, direttore – e non direttrice – d’orchestra come ci tenne a sottolineare a Sanremo, suscitando non poche polemiche, è stato l’occasione per una riflessione ad ampio spettro su questi ed altri temi. Una riflessione, in fin dei conti, sui talenti che l’Italia può esprimere

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, ma che spesso zavorra con luoghi comuni, convenzioni, stereotipi. Come quelli secondo i quali, se una donna non la chiami declinando al femminile il ruolo che ricopre, sei vittima dei più opprimenti retaggi patriarcali.

Meloni: «L’uguaglianza non si raggiunge con “capatrena”»
«Abbiamo scelto di consegnare questo premio dedicato alla cultura a una persona alla quale vogliamo tributare il nostro rispetto», ha detto Meloni, introducendo Venezi. «Parliamo – ha proseguito la leader di FdI – di un direttore d’orchestra che è uno dei più giovani direttori d’orchestra ed è una donna, che si è tirata dietro un po’ di polemiche perché a Sanremo ha chiarito che preferiva essere chiamata direttore. È, cioè – ha sottolineato Meloni – una di quelle donne che pensano che l’uguaglianza non si raggiunga con termini tipo “capatrena”, ma che si raggiunga in cose molto più significative». Una su tutte: l’affermazione del merito.




Mollicone: «Da Beatrice Venezi un’affermazione di meritocrazia»
Con Venezi a parlare di meritocrazia, questione femminile, leadership, cultura, scuola, valorizzazione del comparto spettacolo e degli artisti c’erano Alessia Lautone, direttrice di LaPresse; Edoardo Sylos Labini, direttore di Cultura&Identità; Federico Mollicone, deputato e responsabile cultura di FdI. «Beatrice ha avuto il coraggio di affermare la meritocrazia in un contesto complicato come Sanremo, sul grande palcoscenico del pensiero unico», ha ricordato Mollicone, sottolineando che in Italia «chi fa cultura non è considerato un lavoratore» e ricordando la battaglia di FdI, dal punto di vista culturale, per rompere questo stereotipo e, dal punto di vista pratico, per fare in modo che anche agli artisti fosse garantito il sostegno riconosciuto agli altri lavoratori durante le fasi più drammatiche della pandemia.





Secolo d'Italia

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