CHI VUOLE E A CHI GIOVA LA TENSIONE IN UCRAINA?

CHI VUOLE E A CHI GIOVA LA TENSIONE IN UCRAINA?

Zeta


CHI VUOLE E A CHI GIOVA LA TENSIONE IN UCRAINA?

L’escalation a cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni è mediatica, diplomatica, ma non militare. È il proseguimento della Strategia del Contenimento, rivolta tanto contro la Russia, quanto contro il resto dell’Europa.

🇺🇦 #Risiko #GuerraFredda

Niente di nuovo sul fronte orientale, almeno per gli addetti ai lavori e gli osservatori più attenti. Una guerra, nelle regioni dell’Ucraina orientale - in Donbass - la si sta già combattendo dalla primavera del 2014. È una guerra civile che da allora prosegue ininterrottamente, seppure a bassa intensità. Una guerra per procura, scoppiata all’indomani del colpo di Stato di Euro-Maidan, quando a Kiev salì al potere una nuova oligarchia dalle prospettive geopolitiche euro-atlantiche e fortemente anti-russe.

La Cortina di Ferro, che per tutta la durata della Guerra Fredda ha diviso il blocco occidentale a guida statunitense dalla sfera d’influenza di Mosca, si è ora spostata di circa 2’000 chilometri verso Est, non corre più da Stettino a Trieste, ma da Narva in Estonia a Mariupol in Ucraina, dal Mar Baltico al Mar Nero. Se nel 1989 l’Armata Rossa occupava Berlino, oggi l’Armata Russa è arroccata a Sebastopoli e la NATO, nel frattempo, anziché congedarsi per missione compiuta - l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia sono infatti collassati su se stessi - ha invece continuato ad espandersi, minacciando la Russia sempre più da vicino.

La cronaca di questi ultimi giorni può quindi impressionare soltanto gli spettatori più distratti. L’Ucraina è sì il nuovo terreno di confronto e di scontro tra gli Stati Uniti e la Russia, ma la tensione è artificiale. L’escalation a cui stiamo assistendo è mediatica, diplomatica, ma non militare, perché le guerre si combattono, non si annunciano con mesi di anticipo, perdendo così tutti i vantaggi derivanti dell’effetto sorpresa. È l’ABC della strategia bellica. Nessuno vuole un conflitto su larga scala e la posta in gioco è appunto un’altra.

Mosca ha recentemente pubblicato una proposta di accordo per la sicurezza, nella quale chiedeva a Washington di interrompere l’allargamento dell’Alleanza Atlantica, tracciando una linea rossa sull’ingresso dell’Ucraina. Gli ultimi avvenimenti sono la risposta americana a tali richieste. Gli Stati Uniti e la NATO - e in misura minore anche l’Unione Europea, ma sempre come attore secondario - stanno sostenendo politicamente, economicamente e militarmente Kiev in funzione anti-russa. La linea rossa posta dal Cremlino è stata - de facto - già oltrepassata da tempo. L’Ucraina è stata sottratta alla sfera d’influenza russa e ormai gravita stabilmente nell’orbita euro-atlantica.

«L'Ucraina, un nuovo e importante spazio sulla scacchiera eurasiatica, è un perno geopolitico perché la sua stessa esistenza come Paese indipendente aiuta a trasformare la Russia». Scriveva Brzezinski ne La Grande Scacchiera. «Senza l'Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. La Russia senza l'Ucraina può ancora lottare per uno status imperiale, ma diventerebbe poi uno Stato imperiale prevalentemente asiatico».

L’obiettivo degli Stati Uniti e della NATO in Ucraina è quindi quello di mantenere la pressione sulla Russia - e indirettamente sull’Europa - per continuare a dividere il Vecchio Continente. Si è creato un «cordone sanitario» di Stati - dai Baltici all’Ucraina, passando per Polonia e Romania - visceralmente anti-russi, ma altrettanto anti-europei, che - aizzati da Washington - impediscono a Roma, Parigi e Berlino di avere normali relazioni diplomatiche ed economiche con Mosca.

È il proseguimento della Strategia del Contenimento, ma in forma sempre più dinamica e aggressiva. Questo contenimento è però rivolto contemporaneamente anche contro l’Europa. «Il blocco della Russia proclamato ultimamente dagli Alleati rappresenta una politica pazza e dalla vista corta. Noi stiamo bloccando non tanto la Russia quanto noi stessi». Denunciava John Maynard Keynes già al termine della Grande Guerra. Ma «l'Europa - spiega Brzezinski - è l'essenziale testa di ponte geopolitica dell'America sul continente eurasiatico» e tale deve restare.

È in questi termini che dobbiamo leggere l’attuale situazione ucraina, ricordandoci che, quando tutto stava ancora per compiersi, agli inizi di Febbraio del 2014, in una conversazione telefonica tra l’Assistente del Segretario di Stato degli Stati Uniti per gli Affari Eurasiatici - Victoria Nuland - e l’Ambasciatore USA in Ucraina - Geoffrey Pyatt - la prima si lasciò scappare un poco diplomatico «Fuck the EU». Da lì a pochi giorni si sarebbe consumato il colpo di Stato a Kiev e in pochi mesi sarebbe scoppiato il conflitto in Donbass, che i vertici occidentali hanno tutto l’interesse di protrarre a tempo indeterminato, contro la Russia, ma anche contro l’Europa.

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Estratto da www.lavocedilucca.it/post.asp?id=91077
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